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Borghi Ragusani “Tour didattico”

La nostra giornata inizia a Monterosso Almo territorio abitato da popolazioni sicule. L’ipogeo di Calaforno è stato inizialmente usato come luogo di sepoltura, poi come luogo di abitazione e, nel periodo romano come luogo di rifugio dei cristiani. Queste popolazioni in seguito alle incursioni dei greci si ritirarono sui monti interni, dando vita ad altri centri.

Non abbiamo documenti che risalgono al periodo greco-romano. In una zona situata sulla strada Vizzini-Monterosso si trovano le grotte dei Santi con alcuni affreschi bizantini, che sono state abitate nel periodo delle persecuzioni cristiane. Nel 1168 il paese appartenne a Goffredo figlio del Conte Ruggero. Già il paese aveva una fisionomia e un certo numero di abitanti e prese il nome di Monte Jahalmo. Successivamente il paese appartenne al conte Enrico Rosso che costruì un castello presso la contrada Casale del quale si è persa ogni traccia. In seguito alle nozze di Enrico con la figlia di Federico Chiaramonte, il paese entra a far parte della Contea di Modica e in questo periodo prende il nome di Monterosso. Dopo la caduta dei Chiaramonte, intorno all’anno 1393, la contea, e quindi, anche Monterosso passò in mano di Bernardo Cabrera. Il Cabrera, assetato di potere, portò il paese alla rovina, dopo che fallite le sue ambizioni di ottenere la corona di Sicilia fu costretto a pagare un forte debito vendendo il paese. In seguito, nel 1508, il paese fu ricomprato dagli eredi del Cabrera, i quali vi costruirono due castelli. L’11 gennaio del 1693 anche Monterosso fu colpito dal tremendo terremoto che distrusse la Sicilia orientale, vi furono circa 200 morti e solo pochi ruderi rimasero quali la cappella di S.Antonio, il Mulino Vecchio. Da allora il paese è stato ricostruito sempre più in cima al monte, assumendo l’attuale topografia. Dal territorio provengono i funghi, specialità di questo paese di montagna, soprattutto i pleurotos o “fungi ri panicauru” da gustare presso i ristoranti locali.

Ci sposteremo a Giarratana,uno dei più piccoli centri abitati della provincia di Ragusa,  che conta circa 3000 abitanti.
Denominata “Perla degli Iblei” si estende in modo ordinato e armonico, quasi incastonata tra monti e piani.
Il suo territorio, prevalentemente montuoso e di forma allungata in direzione nord-ovest/sud-est e assai irregolare, costituito da vulcaniti e da rocce sedimentarie, si estende, per circa 46 kilometri quadrati, dalle pendici del Monte Lauro (un antico vulcano attivo più di 1,8 milioni di anni fa) fino ai pressi della diga di Santa Rosalia. Giarratana vanta origini molto antiche.  Alcuni ritengono che la sua progenitrice sia da ricercare nell’antica Casmene, città greca, fondata nel 644 a.C,  da  Siracusa sul Monte Casale e  che, assieme ad Acrai e a Camarina, costituiva una delle tre roccaforti per la difesa delle coste della Sicilia orientale.

Le prime notizie storiche di Giarratana  risalgono alla dominazione sveva nel 1195, quando il re Enrico IV di Svevia concesse la terra di Giarratana al marchese Rinaldo  Acquaviva.
Successivamente a Giarratana si susseguirono  diverse famiglie di  baroni, principi e  marchesi,   la più importante in ordine di presenza temporale, una famiglia  originaria di Pisa,  I Settimo.
Il nome Giarratana deriva da Cerretanum dal latino cerrus, ossia quercia per i numerosi boschi di querce presenti nel territorio più montano,  ma nei secoli successivi per assonanza fonetica il nome si trasformò in Giarratana.

La cittadina è ben tagliata, con vie diritte e ampie che dal piano salgono fino alla parte più alta, “u cuozzu” dove si trova l’attuale centro storico che  costituisce il cuore storico per eccellenza, custodisce la memoria atavica degli abitanti e viene presentato come un prezioso incunabolo ai visitatori attraverso il Museo a Cielo Aperto, diario vivente degli usi, costumi e tradizioni del popolo giarratanese, anche grazie alla assoluta fedeltà nella riproduzione degli ambienti tradizionali che possono realmente essere “rivissuti” dai visitatori e grazie all’ utilizzo di autentici utensili, suppellettili e costumi d’epoca, ufficialmente censiti e catalogati dalla Sovrintendenza ai beni culturali.
“Il Museo a Cielo Aperto” a comprova della straordinaria peculiarità che caratterizza il sito, ha ricevuto la prestigiosa denominazione (e relativo vincolo) di bene demo-etno-antropologico Ibleo da parte della Soprintendenza ai beni culturali su istruttoria del Centro Internazionale di etno-storia.
Non meno preziose sono le Chiese che sovrastano il centro urbano di Giarratana: la chiesa di S. Antonio Abate, tipicamente barocca, con il prezioso pavimento di pietra asfaltica e ceramiche originali del XVIII secolo, nonché i pregiati stucchi in oro zecchino; la Chiesa di S. Bartolomeo, anch’ essa di stile barocco, luminosa di marmi,  ricca di motivi floreali in stucco e di pregevoli affreschi; ed infine la Chiesa Madre – Maria SS. Annunziata e S. Giuseppe, con facciata neoclassica, pianta basilicale a croce latina, con un interno semplice ed austero e la Chiesetta della Madonna delle Grazie piccola architettura neo classica sita all’ingresso del paese lato est.

Tra le specialità gastronomiche troviamo il Torrone bianco, un prodotto tipico della cucina giarratanese. Il torrone è fatto di materie prime selezionate, le mandorle e il miele più fine, che composti insieme rendono il gusto tipico di questo torrone, bianco come la cipolla. Nessun conservante e aroma naturale, ma solo tutto il sapore del miele e delle mandorle locali.

Quindi andremo a visitare una delle più famose aziende di torrone bianco.

Infine ci sposteremo a Chiaramonte Gulfi definito il Balcone di Sicilia per la sua magnifica posizione panoramica. Il bel borgo, disteso sui Monti Iblei, dista 15 chilometri da Ragusa ed è famoso per la gastronomia, per la produzione di olio d’oliva e per i tanti musei che ospita. Faremo una passeggiata all’aria aperta per le stradine del centro storico. Ammireremo la bella chiesa di Santa Maria La Nova (piazza Duomo) con l’interessante prospetto rinascimentale, nella parte medievale troverete la chiesa di San Giovanni, la chiesa di Santa Maria del Gesù, e in più visiteremo anche la chiesa di San Vito. Ci affacceremo dalla villa comunale o dal belvedere, dove ammireremo la campagna ragusana dall’ alto e vedrete l’azzurro mar Mediterraneo. Voltandovi sull’ altro lato, scorgerete un’alta montagna, anzi un vulcano: è l’Etna!

Chiaramonte Gulfi è divenuta, da alcuni anni, famosa in tutto il mondo per la qualità dell’olio che vi si produce. L’olio extravergine di oliva DOP “Monti Iblei”, e in particolare quella sotto zona “Gulfi” che è propria del territorio di Chiaramonte, ha ricevuto negli ultimi anni i riconoscimenti nazionali ed internazionali più prestigiosi. Le caratteristiche pedo climatiche del territorio caratterizzano le varietà coltivate che il tempo e la perizia dell’uomo hanno reso così eccezionali.
Da settembre a gennaio si fa la raccolta delle olive ancora, per lo più, a mano, quindi il passaggio dell’estrazione dell’olio nei “trappiti” (frantoi), per arrivare, infine nelle tavole. Qualcuno si è spinto a dire che, l’olio italiano è riconosciuto come il miglior olio al mondo, e visto che, anno dopo anno, l’olio di Chiaramonte si conferma come il miglior olio italiano appare ovvia la deduzione che ci troviamo di fronte al top della produzione nazionale.

Quindi andremo a visitare una delle più famose aziende di olio dove ammireremo tutti i vari passaggi che l’oliva fa prima di diventare olio.

Guida + pranzo in un ristorante scelto da voi.